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COME CAMBIA LA TASSAZIONE DEGLI ETF

Vincenzo Quarta on 06/05/2014 - 18:04 in Approfondimenti

Gli Exchange Traded Found, letteralmente “fondi quotati sul mercato”, sono quote di fondi di investimento o SICAV che replicano fedelmente l’andamento di indici azionari, obbligazionari o materie prime. La trasparenza e la flessibilità tipiche di un titolo azionario unite all’elevata diversificazione e alle basse commissioni di gestione rendono gli ETF ottimi strumenti sia per il trading sia per l’investimento di medio/lungo periodo.
In Italia, il regime fiscale degli ETF, quotati sul mercato ETFplus di Borsa Italiana, è equiparato a quello degli Organismi di Investimento Collettivo (OICR) di diritto estero armonizzati con delle differenze dovute al fatto di essere quotati in Borsa.

La precedente normativa prevedeva la scomposizione dei proventi derivanti dagli ETF in due categorie di reddito:

  • redditi di capitale, dove confluivano i dividendi percepiti e l’incremento di valore netto delle quote (NAV) ovvero la differenza tra il NAV del giorno di vendita e il NAV del giorno di acquisto, il cosiddetto delta NAV;
  • redditi diversi, ottenuti sottraendo il delta NAV, già calcolato, dalla differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto dell’ETF.

Non è difficile comprendere come la complessità dei calcoli e la scomposizione dei redditi rendeva molto complicata l’applicazione della giusta tassazione, soprattutto da parte dell’investitore privato.

Il recente decreto legislativo n. 44 del 4 marzo 2014, in attuazione della direttiva europea AIFM (Alternative Investment Fund Managers), ha introdotto delle modifiche sostanziali nel trattamento fiscale degli ETF.
A partire dal 9 aprile scorso, infatti, tutti i proventi positivi sono tassati come redditi di capitale, mentre tutte le eventuali minusvalenze costituiscono redditi diversi. Inoltre, sia i proventi che le minusvalenze vengono calcolate sulla differenza tra il prezzo di acquisto ed il prezzo di vendita dell’ETF, escludendo il NAV che diventa irrilevante ai fini fiscali. I dividenti distribuiti dagli ETF restano a far parte dei redditi di capitale.

Sebbene il decreto abbia semplificato le modalità di calcolo ha portato uno svantaggio per l’investitore: con la normativa precedente infatti, le plusvalenze, oltre a generare redditi di capitale, producevano anche una parte di reddito diverso, seppur marginale, che era possibile compensare con eventuali minusvalenze. Con la normativa vigente, invece, le plusvalenze non producono più redditi diversi ma esclusivamente redditi di capitale, sui quali pagare l’aliquota, escludendo la possibilità di compensare le minusvalenze derivanti da altre operazioni in perdita.

Degli esempi ci aiuteranno a chiarire le differenze.
Ipotizziamo di aver acquistato un ETF a 102 e NAV di acquisto pari a 98 e di aver rivenduto lo strumento al prezzo di 120 e NAV di vendita pari a 105.

Prima del 9 aprile 2014
Il reddito di capitale, su cui pagare l’imposta, era pari a 7 (NAV di acquisto – NAV di vendita = delta NAV). Il reddito diverso era pari a 6 (prezzo di vendita – prezzo di acquisto – delta NAV) e poteva essere compensato con eventuali minusvalenze registrate negli ultimi quattro anni.

Dal 9 aprile 2014
Il reddito di capitale sarà pari a 18 (prezzo di vendita – prezzo di acquisto) su cui verrà applicata l’aliquota d’imposta. I proventi positivi, in questo caso, non generano redditi diversi da utilizzare in compensazione.

E’ evidente, pertanto, come la nuova tassazione, seppur semplificata, penalizzi l’investitore sia in termini di imposte da versare, sia per quanto riguarda la compensazione di eventuali minusvalenze.

Resta invariata la tassazione degli ETC, Exchange Traded Commodities, che essendo strumenti finanziari derivati producono esclusivamente redditi diversi.

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