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LA PATRIA DEL FOREX TRADING (ISRAELE) STRINGE LE MAGLIE DEI CONTROLLI. E I BROKER TREMANO

Andrea Fiorini on 05/08/2016 - 17:34 in News

Il sottobosco della piazza finanziaria di Tel Aviv da un paio d’anni è in subbuglio perché l’ISA (Israeli Securities Authority, omologa della Consob italiana), forte della rinnovata normativa locale, sta mettendo sotto forte pressione le società finanziarie che offrono servizi di trading online su Forex e CFD.  E questo dopo aver vietato tassativamente nel marzo di quest’anno il trading sulle opzioni binarie “per le carattersitiche di questo servizio più simile a scomesse”; un’attività che – scrive ancora l’ISA – “colpirà negativamente non solo tutti i clienti (inclusi gli investitori sofisticati) ma anche la reputazione dell’intero mercato”.
Ancor prima però, cioè a maggio dello scorso anno, la normativa ha introdotto obblighi molto più stringenti che in passato per i broker in Forex e CFD. In particolare, da metà 2015 devono dimostrare che non hanno clienti residenti negli Stati Uniti,  devono impostare sistemi per al gestioni dei rischi derivanti da azioni legali dei clienti, da attacchi e malfunzionamenti informatici, da negligenza o attività illegali dei dipendenti e devono introdurre conti dei clienti segregati. Inoltre sono stati limitati la possibilità di usare la leva, diminuiti i sottostanti utilizzabili, modificato a favore dei clienti il modo di calcolare gli spread. Sistemi e attività costose, paragonabili a quelli già utilizzati in Italia, per esempio, da SIM e banche. Ma non è tutto. Anche pubblicità e marketing sono finiti sotto il maglio dell’ISA: i broker non possono più dare bonus e hanno regole più severe nella comunicazione ai clienti di novità, con limitazioni anche nell’interattività dei banner, senza contare che le pubblicità dovranno essere approvate preventivamente dal regolatore.
Tutto questo, potrebbe a breve provocare un esodo delle società israeliane dal proprio Paese, anche perché la revisione delle licenze di intermediazione da parte dell’ISA ha già bocciato i primi broker (iTrader, Capital Markets 24, Trader Marker, Etrader, iMarket), mentre altri come Easy Trade, iForex Israel hanno ritirato la domanda e altri ancora attendono con trepidazione l’esito dell'”esame”. [fonte: Forex Magnates]

Israele e il Forex trading.
Ma perché è così importante la situazione dei broker online in Israele? Per comprenderlo bisogna fare almeno due passi indietro. Vivendo una situazione di conflitto pressoché costante da decenni, il Paese mediterraneo ha da molti anni avviato un’intensa attivtà di sviluppo ndi tecnologie avanzate, utilizabili in primis per la difesa. Sono stati poi creati dei fondi appositi per finanziare a pioggia start up e attività private focalizzate sull’hi-tech a tutti i livelli, ma con particolare attenzione sul software. Le ricadute sono state tali, sia in termini di numero di aziende sia di risultati (nei settori delle tecnologie informatiche, per la sicurezza, per l’energia, per le biotechnologie, per l’agricultura avanzata, etc.) che esiste un indice di borsa delle aziende hi-tech israeliane (il TASE-Bigitech index). E queste ricadute si sono fatte sentire anche in settori imprevisti: dapprima nelle scommesse e nei casino online, con sofisticate piattaforme di gioco con intregrati sistemi per le transazioni sicure, e successivamente con l’allargamento da questo settore a quello della finanza, in particolare con il Forex e con i CFD. Rispetto al trading oazionario o sui derivati, infatti, il trading sulle valute spot e sui CFD non ha book, ma una maschera con indicati i prezzi di acquisto e vendita dell’unico livello, esattamente come i software per il gioco online. Ironia della sorte, l’incontro tra gioco e finanza a dato vita in Israele al boom del forex trading.

Gli effetti sul mercato italiano.
E l’Italia, cosa c’entra in tutto questo? È presto detto. Nel 2007 in tutta l’Unione Europea è entrata in vigore la Mifid, direttiva sui mercati e sugli strumenti finanziari che ha imposto una serie di regole stringenti all’intero settore finanziario, limitando e sorvegliando fortemente l’operato degli intermediari finanziari extra-UE. Per questo, decine di forex broker israeliani hanno aperto società con sede legale a Cipro, il Paese dell’UE geogrficamente più vicino a Israele che notoriamente è un porto di mare con pochi controlli sui capitali più o meno trasparenti provenienti da tutto il mondo, a partire dalla Russia.
Gli effetti di questo esodo verso Cipro (ma anche verso Londra) dei broker israeliani ha avuto un deciso impatto sull’Italia quando, nel 2010, la Banca d’Italia ha obbligato le “106” (intermediari in cambi) a diventare SIM o banche oppure a chiudere i battenti: il nuovo Testo Unico Finanziario aveva infatti trasformato il trading in cambi da servizio a strumento finanziario (in particolare il rollover viene riconosciuto come derivato). Tutte le società italiane (alcune decine) chiudono nel giro di un paio di mesi. Tuttavia, la “patente europea” garantisce che le società dell’UE possono operare in tutti i Paesi dell’Unione facendo riferimento alla normativa del proprio Paese d’origine e la normativa cipriota era molto differente da quella italiana. Nel giro di due o tre anni, circa cento società  o marchi  di forex broker (poi anche CFD broker) controllati da una manciata di società israeliane (tra cui Safecap e Reliantco) occupano quasi completamente il mercato italiano, successivamente seguiti dagli intermediari che offrono opzioni binarie.

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