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“NEL TRADING VINCE CHI RIESCE A STARE IN SILENZIO”. INTERVISTA AD ANTONIO LENGUA

Vincenzo Quarta on 04/04/2014 - 19:32 in Approfondimenti, Interviste

Antonio Lengua è un futures trader indipendente e analista dei mercati finanziari. Ha lavorato in diverse sale operative ed ha guidato il desk future obbligazionario di Deutsche Bank Milano. Negli anni ha sviluppato innovative tecniche di trading basate sui volumi che ha raccolto nel libro Trattato di trading sui volumi (Trading Library, 2010) e che pubblica, quotidianamente, sul suo sito www.thehawktrader.com. Da sempre si dedica allo studio degli aspetti psicologici del trading trattati nel suo primo libro Trading, emozioni e decisioni (Trading Library, 2008).
Proprio in questi giorni partirà il primo corso sulla Mindfulness per traders: la mindfulness è un particolare stato della mente in cui si è pienamente presenti e centrati, stato che si può raggiungere attraverso specifici esercizi di concentrazione.
Abbiamo intervistato Antonio Lengua per capire quanto sia importante l’aspetto psicologico per un trader di successo e cosa si può fare per gestire, al meglio, le proprie emozioni.

Da diversi anni ti occupi di studiare la componente psicologica del trading. Possiamo, quindi, affermare con certezza che riveste un’importanza fondamentale? E’ quanto è importante rispetto alla tecnica?

Ho svolto un sondaggio tra trader di lunga esperienza: la domanda era quale peso avesse, in un trading di successo, la componente di conoscenza tecnica e quella psicologica. Tutti concordavano sul fatto che la componente psicologica avesse un peso intorno al 70-75% nella gestione del trade.
Posso confermare anche personalmente questa percentuale: negli ultimi tre anni ho dedicato molto tempo alla gestione psicologica, più che alla tecnica, e sono riuscito a migliorare, nettamente, le mie performance.

Molti traders, neofiti ed esperti, tendono a sottovalutare l’aspetto psicologico. Quali sono gli errori più comuni che commettono?

L’errore più comune è proprio quello di non considerare l’elemento psicologico. Gran parte delle nostre decisioni non derivano da questioni o da giudizi tecnici ma, spesso, dalle proprie paure, ansie e desideri che proiettiamo sui mercati.  In realtà, non guardiamo il mercato in modalità ego-less, cioè senza partecipazione egoica, ma trasferiamo sul mercato i nostri sentimenti: ogni volta, guardando i grafici, è come se mettessimo occhiali con lenti colorate e distorte, che ci impediscono di vedere quello che il mercato ci dice, quello che il mercato sta esprimendo. Se non fossimo così coinvolti emotivamente, riusciremmo a vedere in maniera molto più netta e precisa i segnali che ci arrivano. Parlando, invece, propriamente di errori , questi si ripetono e sono spesso identici: non far scattare una stop quando si dovrebbe uscire da un trade, gettarsi a operare quando  non si è ancora centrati (per esempio dopo una elevata perdita, spinti dal desiderio di riscatto o di recupero, o dopo un elevato guadagno). Spesso i comportamenti dei trader, che portano direttamente verso la sconfitta economica, sono guidati da una forma inconsapevole di autolesionismo: per conflitti interni irrisolti, il trader potrebbe non sentirsi degno di guadagnare e metterà in atto delle vere e proprie strategie di suicidio economico, che lo porteranno, effettivamente, a dissipare dei patrimoni.

Il benessere psico-fisico in generale è molto importante nel trading. È un’attività unica nel suo genere da questo punto di vista? 

E’ sicuramente un’attività molto particolare: non abbiamo rapporti con clienti e fornitori, non dobbiamo convincere nessuno, ci dobbiamo interfacciare, esclusivamente, con un’entità che a livello dialettico non esiste, come i mercati. Molte professioni contemplano una dialettica con altre persone. Nel trading, tutto ciò non esiste: Il trading è un’attività in cui vince chi riesce a stare in silenzio ad ascoltare, piuttosto che chi parla troppo o chi proietta, nel mercato, le proprie sensazioni. Il seminario che stiamo facendo è un seminario in cui si sviluppa molto questa capacità di ascolto ego-less, cioè priva di atteggiamenti egoici, proprio per lasciare che il mercato riesca ad esprimere tutto se stesso e a mandare messaggi al trader, che li deve ascoltare e saper interpretare. E’ importantissimo riuscire a far silenzio dentro di se: silenzio vuol dire dimenticarsi dei propri concetti, pregiudizi, paure, ansie.

Hai un piccolo consiglio da dare ai nostri lettori per evitare distrazioni e restare concentrati quando si fa trading?

Il primo consiglio è mantenere un livello di vita sano e corretto: il trader deve curarsi come un atleta, sia  a livello mentale che fisico.
Per iniziare deve rispettare delle pause di riposo ed evitare il superlavoro. Ecco qualche suggerimento:

  • Rispettare i bioritmi: la nostra giornata è formata da cicli che si dicono ultradiani, della durata di 2 ore, in cui si alterna una fase di impegno, di un’ora e mezza, ad una di scarico, di mezz’ora. Bisogna ascoltare e riconoscere questi cicli per anticiparli e rendersi conto che, in quei momenti, la concentrazione scende inevitabilmente per motivi fisici e naturali. A grandi linea occorre, per ogni ora di lavoro, staccare per 10 minuti.
  • Mantenere un’alimentazione corretta durante la giornata cosi da evitare cali di concentrazioni dovuti a ipoglicemia: con l’aiuto di un esperto in metabolismo abbiamo individuato una dieta equilibrata e disintossicante per i traders.
  • Curare il sonno notturno.

Oltre a questi aspetti fisici è cruciale, però, esercitarsi mentalmente in modo specifico per rafforzare la concentrazione: quasi sempre la deconcentrazione deriva dal flusso dei nostri pensieri che, senza controllo da parte nostra, va in conflitto con quello che dovremmo fare e devia altrove la nostra attenzione. Questi esercizi devono essere ripetuti in modo costante per rafforzare il “muscolo mentale” della concentrazione. I risultati sono impressionanti e già dopo 2-3 settimane ci si rende conto dei miglioramenti. Nel corso Mindfulness per traders praticheremo giornalmente questi esercizi, a gradi di profondità progressivamente crescente.

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