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QUANDO UN MANAGER DIVENTA UN INSIDER

Matthew Martona, l'ex manager di Sac Capital condannato per insider trading
Agnese Racioppi on 02/10/2014 - 20:24 in L'Avvocato della Finanza, Rubriche

Sempre più spesso le cronache dei giornali riportano casi di Insider Trading. Recentemente, l’ex manager del fondo speculativo Sac Capital, Matthew Martona, è stato condannato a 9 anni di carcere e ad una multa di 9,3 milioni di dollari. Quella che è stata definita la sentenza più pesante mai inflitta negli Stati Uniti per questo reato è, invece, commisurata all’audacia dello schema di trading illegale messo in atto da Martona, secondo quanto riferito dal procuratore Preet Bharara. L’Hedge Fund, fondato dal miliardario Steven Cohen, non è nuovo a questo tipo di primati: lo scorso anno, infatti, il gruppo ha patteggiato con il Dipartimento di Giustizia Usa la cifra record, nei casi di insider trading, di 1,8 miliardi di dollari.

L’Insider Trading consiste in una serie di operazioni finanziarie, a carattere speculativo, volte alla compravendita di valori mobiliari quali azioni, obbligazioni, derivati di una società ad iniziativa di dirigenti o agenti di cambio della stessa. Tali soggetti, in virtù della posizione che rivestono, sono a conoscenza di informazioni privilegiate che vengono abusivamente utilizzate per ottenere un personale profitto. Le informazioni, che non possono essere divulgate in quanto non di pubblico dominio, riguardano strumenti finanziari e sono idonee, se pubblicate, a influenzare sensibilmente il prezzo degli strumenti finanziari cui si riferiscono. Ciò consente ai soggetti che ne fanno un uso, di posizionarsi su un piano privilegiato rispetto agli altri investitori nel medesimo mercato.

Tale pratica è illegale e, quindi, considerata reato in molte giurisdizioni. Nella normativa italiana l’insider trading viene spesso accostata al reato di aggiotaggio o più comunemente conosciuto come manipolazione del mercato. Il reato in oggetto è stato introdotto nel nostro ordinamento giuridico con la legge del 1991 la n. 157, legge attuativa della direttiva comunitaria n. 1989/592. La materia ha ottenuto una rivisitazione con il D. Lgs n. 58/1998 (Testo Unico Finanziario il cosiddetto decreto Draghi), e successivamente modificato dalla legge n. 62/2005 che dava attuazione alla nuova direttiva comunitaria n. 2003/6 CE.

Attualmente in Italia l’abuso di informazioni privilegiate è disciplinato dal TUF (Testo Unico della Finanza) secondo il quale (art. 184) il fatto illecito si verifica nel momento in cui l’autore del reato acquista, vende o compie altre operazioni, direttamente o indirettamente, per conto proprio o per conto di terzi, su strumenti finanziari utilizzando le informazioni privilegiate in suo possesso in ragione di speciali situazioni soggettive, tassativamente elencate dalla legge, come la qualità di membro di organi di amministrazione, direzione o controllo dell’emittente, la partecipazione al capitale dell’emittente o l’esercizio di un’attività lavorativa, di una professione, di una funzione, anche pubblica, o di un ufficio. Il reato di insider trading si verifica anche quando l’insider comunica a terzi l’informazione privilegiata al di fuori del normale esercizio del lavoro, della professione, della funzione o dell’ufficio (cosiddetto tipping) ricoperti. Anche la raccomandazione e l’induzione, sulla scorta delle informazioni privilegiate trattenute, al compimento di operazione di compravendita degli strumenti finanziari da parte di terzi fanno configurare la fattispecie di reato (cosiddetto tuyautage).

Al contrario, il reato non può essere commesso da chi ha avuto conoscenza dell’informazione privilegiata per ragioni diverse, come nell’ipotesi di colui che accede alla notizia price sensitive per caso fortuito, ovvero per rapporti di convivenza, parentela o amicizia con l’insider primario. Altresì, non vengono sanzionate lo sfruttamento di mere voci prive di riscontro (cosiddetti rumors), perché non idonee a prevedere in modo attendibile il prezzo dei titoli. La normativa vigente attribuisce all’insider trading, oltre all’anzidetta natura di reato, anche una rilevanza di illecito amministrativo.

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