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INTERVISTA A EDOARDO LIUNI, SEGRETARIO APRIMEF

Vincenzo Quarta on 10/04/2014 - 10:39 in Interviste

Intervistiamo Edoardo Liuni, fondatore e trader master della sala operativa indipendente Trading Room Roma, recentemente nominato segretario APRIMEF, la nuova Associazione dei Piccoli Risparmiatori e Investitori sui Mercati Finanziari. Fondata da professionisti nei vari campi dell’investimento e della consulenza finanziaria, anche provenienti da esperienze istituzionali e internazionali, ha lo scopo di tutelare i piccoli investitori privati.

Come è nata l’esigenza di fondare una nuova Associazione a tutela di investitori e trader?

L’Aprimef è nata sull’esperienza relativa all’introduzione della Tobin Tax. La TTF (Tassa sulle Transazioni Finanziarie) ha fatto già molto male all’Italia: gli scambi sui titoli tricolore sono calati di circa il 77% sui mercati OTC non regolamentati e di circa il 5% sui mercati regolamentati. Questi dati potevano anche essere peggiori, se teniamo conto che grazie all’intervento degli esponenti dell’Aprimef, che hanno svolto un ruolo primario in termini di consulenza al Governo nel 2012 in fase di stesura della tassazione sulle transazioni finanziarie, é stato esentato l’intraday. Se fosse stato tassato l’intraday con i numeri proposti in origine dai promotori (0,05%), il calo stimato sarebbe stato compreso, nei mercati regolamentati, tra l’85 e il 95% degli scambi. Ma il dato preoccupante, in prospettiva, arriva dai mercati non regolamentati, nei quali, nonostante l’introduzione di una Tobin annacquata (no intraday) il calo dei volumi è stato addirittura del 77% a 65,6 miliardi di euro contro i 285,8 miliardi dell’anno precedente.
Quello che l’Aprimef cerca di combattere è la demagogia di certi movimenti, con interessi economici molto forti, che puntano a distruggere un intero settore dell’economia, quella del trading on line, senza peraltro andare a colpire i veri speculatori (Banche di investimento, Hedge Funds, Cta , Hft), che non faranno altro che spostare le proprie sedi all’estero o trasferire il trading proprietario in paesi dove la Tobin Tax non e’ applicata, e mai si applicherà.

Archiviata la vicenda Tobin Tax quali sono le prossime battaglie dell’Associazione?

La battaglia che l’Aprimef sta combattendo è ora quella legata all’inasprimento delle tasse sui risparmi. In pratica, ora ad essere minacciato, non è più solo il piccolo reddito degli investitori privati ma il risparmio delle famiglie italiane. La minaccia si è già concretizzata con l’inasprimento dell’imposizione sulle rendite finanziarie che il Governo Renzi intende attuare. A noi però piace chiamarla con il “suo nome”, ovvero un inasprimento dell’imposizione fiscale sui risparmi. Siamo passati da anni di inasprimento sul cuneo del lavoro alla nuova fase di inasprimento delle tasse sui risparmi.

In sintesi, quali sono le sue finalità?

L’Aprimef si batterà per difendere i seguenti punti:

  • Compensare le tasse sui risparmi con tasse sul lavoro e consumi è assai rischioso. Le imposte sui risparmi non riusciranno mai a garantire un’eventuale riduzione significativa della tassazione sul lavoro, a meno che non si proceda a dei veri espropri. Dalle tasse sui risparmi, compreso i conti correnti e i titoli di Stato, si ricavano 10 miliardi di euro a fronte di quasi 150 miliardi di euro che lo Stato incassa grazie all’Irpef (imposta sui redditi) e i 100 miliardi di euro che si ricavano dall’Iva. Le basi imponibili sono completamente diverse e non paragonabili.
  • Il risparmio svolge un ruolo importante nel finanziamento delle imprese. Tutte le grandi imprese e quelle medie si finanziano oggi sui mercati finanziari, evidentemente perché le condizioni sono molto più vantaggiose e praticabili rispetto al fatto di reperirle attraverso gli Istituti Bancari. A partire dal 2013 anche le Piccole Medie Imprese possono finanziarsi sui mercati grazie al nuovo strumento dei minibond. Gli investitori ragionano per rendimenti netti dalle tasse. Ogni imposta, quindi, peggiorerà i costi di finanziamento per le imprese. Un aumento della tassazione potrebbe favorire una lievitazione dei costi di raccolta delle banche e quindi, come conseguenza diretta, un aumento dei tassi di interesse su mutui e prestiti a imprese e famiglie.
  • Il risparmio è già pesantemente tartassato. Si tratta molto spesso di rinunce a consumi presenti per progetti futuri. I padri Costituenti pensarono bene di tutelarlo e promuoverlo. Sui risparmi grava una tassa sulle transazioni finanziarie (solo sulle azioni 0,10%), un’imposta sul conto corrente (34,20 euro), una tassa sugli interessi (12,50% titoli di Stato, 20% su altri prodotti finanziari), un’imposta di bollo dello 0,20% per mille, una tassa sulle plusvalenze da negoziazione (12,50% titoli di Stato, 20% su altri prodotti finanziari), un’imposta sull’attività finanziarie all’estero dello 0,20%. La politica, dopo aver svilito i redditi e i consumi, adesso vuole attaccare i risparmi. Si ricordi, inoltre, che il risparmio era nient’altro che un reddito da lavoro già pesantemente tassato alla fonte. Tassarlo e ritassarlo appare totalmente ingiustificato.
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